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Il contesto dei patrimoni immobiliari pubblici e del mercato dei servizi di FM

In un contesto nazionale così fortemente caratterizzato e condizionato da una sempre più drastica riduzione delle risorse finanziare a disposizione degli enti pubblici, appare non più derogabile l’esigenza di progettare la “governance” dei patrimoni immobiliari, urbani e territoriali di proprietà pubblica o di interesse pubblico, considerando questi beni non più come “voci di bilancio”, il più delle volte passive, ma come vere e proprie “risorse economicamente attive”.

“Risorse”, queste, tanto consistenti quanto ancora non adeguatamente conosciute che gli enti pubblici devono essere in grado di mantenere, gestire e valorizzare con criteri manageriali e secondo principi di programmazione, trasparenza, efficienza ed economicità al fine di conseguire risultati di natura sia economica (come strumento interno di produzione finanziaria autonoma) che sociale (come principale strumento di attuazione delle finalità istituzionali).

Un approccio innovativo di tipo “economico-patrimoniale”, dunque, che tuttavia appare fortemente incompatibile con le tradizionali e radicate logiche di tipo “amministrativo-burocratico”, con cui gli enti pubblici hanno di norma finora “trattato” i propri patrimoni immobiliari, urbani e territoriali e che postula da parte di questi ultimi l’avvio di un processo di graduale, ma sostanziale, ridefinizione del proprio ruolo, dei propri compiti e delle proprie competenze settoriali. A cominciare da una mirata e “consapevole” azione di governo dei differenti processi di esternalizzazione che ormai caratterizzano anche l’ambito della gestione e della valorizzazione dei patrimoni immobiliari, urbani e territoriali e che rimandano direttamente ad un nuovo mercato in imponente crescita nel nostro paese: quello dei servizi integrati di facility management.

Un mercato, con il quale, di necessità gli enti pubblici devono confrontarsi ed interagire in un’ottica di partnership pubblico-privato, anche delegando a qualificati soggetti privati le funzioni di gestione prettamente “operativa” dei propri beni immobiliari, urbani e territoriali, ma mantenendo, anzi, potenziando responsabilmente quelle funzioni strategiche di indirizzo, programmazione e controllo dei processi che oggi più che mai devono essere considerate del tutto “inesternalizzabili” e rispetto alle quali gli stessi enti pubblici devono acquisire al più presto esperienza, competenza e know-how (“timone al pubblico – remi al privato”), in un contesto, reso ancor più complesso dalla crisi economica nazionale ed internazionale.

Fonte: FMI, Facility Management Italia n.12/2011


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